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Libera nelle scuole di Gubbio, parte il progetto “Professione cittadino”

Il presidio di Libera Gubbio intitolato alla memoria di Rita Atria, testimone di giustizia morta a soli 17 anni per amore della verità, per l’anno scolastico 2013-2014 propone un itinerario di confronto, laboratori, testimonianze e momenti di riflessione dedicato ai ragazzi delle scuole superiori.

Nino Caponnetto, magistrato palermitano “padre” del pool antimafia di cui fecero parte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, diceva che “la mafia teme più la scuola che la giustizia: l’istruzione toglie il terreno sotto i piedi alla cultura mafiosa.” Siamo fortemente convinti che l’impegno per costruire un mondo libero dalle mafie e dalla criminalità non possa che partire dai giovani: con passione e disponibilità, ci proponiamo di costruire con i ragazzi e non per i ragazzi un percorso che li porti a riflettere su tre temi che insieme abbiamo individuato:

1 – Memoria: quando le donne si ribellano

2 – L’impegno per renderci più consapevoli

3 – Azzardopoli: è tutto solo un gioco?

 

Per quanto riguarda il filone dedicato alla memoria, e all’impegno delle donne nella lotta alle mafie, si propongono ai ragazzi due letture. La prima è “Le ribelli. Storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore”, di Nando Dalla Chiesa. Nel testo, sui fondali della lunga storia della lotta alla mafia, si stagliano alcune figure femminili. Sembrano le maestose protagoniste di una tragedia greca. Recitano la parte assegnata loro dal Fato onnipotente, a cui anche gli dei devono inchinarsi. Ma la recitano con coraggio, dignità e fierezza superiori. Il libro sceglie in questa storia sei scene cariche di significato, di pathos invincibile. Sei scene che susseguendosi dagli anni del dopoguerra agli inizi di questo millennio disegnano anche una particolarissima storia della mafia e della lotta condotta contro di essa dalla parte più nobile della società italiana. Francesca Serio, la madre del sindacalista contadino Salvatore Carnevale. Felicia Impastato madre di Peppino, l’ormai celebre protagonista dei “Cento passi”. Saveria Antiochia, la madre del poliziotto Roberto, ucciso con il “suo” commissario Ninni Cassarà. Michela Buscemi, due fratelli vittime di Cosa Nostra, contigui agli ambienti dei clan, eppure coraggiosa parte civile al maxiprocesso di Palermo. Rita Atria, sorella di Nicola, giovane boss dello spaccio, diciassettenne collaboratrice di Borsellino e disperatamente suicida dopo la strage di via D’Amelio. Rita Borsellino, sorella dello stesso giudice, nei fatti simbolo più alto di questa ribellione, fino a venire candidata al governo della Sicilia, teatro della tragedia infinita. La seconda lettura che viene proposta è “Maledetta mafia” di Piera Aiello. Piera ha solo 18 anni quando sposa Nicolò. Nove giorni dopo il matrimonio suo suocero, Vito Atria, un piccolo mafioso locale, viene assassinato. Nel 1991 la stessa sorte tocca al marito di Piera, sotto i suoi occhi. E anche la cognata Rita, alla quale è intitolato il presidio eugubino di Libera, perderà la vita, incapace di reggere il peso della morte dell’amico giudice Paolo Borsellino. Una storia che Piera Aiello ha deciso di raccontare in un libro scritto a quattro mani insieme a Umberto Lucentini.

Ai ragazzi viene proposto, in calce alla lettura dei due testi, un incontro con Nando Dalla Chiesa, figlio del giudice Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia, e autore de “Le ribelli”.

Relativamente al tema dell’impegno, vorremmo proporre ai ragazzi (incontro fissato per il 15 marzo) un incontro con Davide Cerullo. Cerullo è un giovane di Scampia che con coraggio ha scelto di uscire dal tunnel della perdizione, di prendere la parola a farsi testimone di un cambiamento possibile, grazie alla sua tenacia e a quella dei tanti sacerdoti e laici che lottano giorno dopo giorno per offrire ai ragazzi di Scampia la possibilità di scegliere per la vita.

Il tema del gioco d’azzardo sarà affrontato in collaborazione con la Caritas Diocesana, con la quale verranno svolti, tra aprile e maggio, una serie di incontri per accrescere nei ragazzi la consapevolezza del problema. Anche nel nostro territorio, infatti, i numeri sono preoccupanti. Nel rapporto Espad-Italia, elaborato dall’Istituto di fisiologia clinica del consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, emerge un dato allarmante: quasi la metà degli studenti presi come campione (1.200 in 15 scuole diverse della Regione) ha giocato almeno una volta d’azzardo. Il 46,6% dei ragazzi in età compresa tra i 15 e 19 anni ha risposto sì alla domanda “Hai partecipato a giochi in cui si vincono/perdono soldi negli ultimi due mesi?”. Considerando gli 800.000 abitanti (inclusi i bambini) dell’Umbria, in media ogni persona ha speso nell’ultimo anno circa 1.035 euro nel gioco d’azzardo. Giovani inclusi. Ai ragazzi saranno sottoposti test e percorsi di sensibilizzazione sul tema, anche in collaborazione con gli operatori Caritas che vedono crescere di giorno in giorno le richieste di aiuto da parte di famiglie nelle quali interi stipendi vengono buttati nelle “macchinette”.

Al termine del percorso si prevede l’elaborazione, da parte dei ragazzi, di un prodotto finale (articolo di giornale, saggio, tema…) che verrà condiviso e pubblicato nella rete informativa del presidio “Rita Atria” di Libera Gubbio (social network, sito internet…).