Ottobre 22, 2020

Coronavirus: tutto quello che c’è da sapere

Coronavirus

Alla fine del mese di dicembre 2019 la Cina, attraverso la Commissione Sanitaria municipale della città di Wuhan, ha reso noto all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la diffusione di un virus che si è manifestato con polmonite nella provincia di Hubei. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul coronavirus e come prevenirlo.

Cos’è il coronavirus

Il coronavirus fa parte della famiglia di comuni virus che prendono il nome dalla caratteristica forma con diverse punte alle estremità prendendo appunto le fattezze di una corona. Diverse sono le malattie che possono causare i coronavirus e che vanno dal semplice raffreddore a patologie respiratorie molto gravi. Tra le epidemie più note causate da coronavirus si ricorda la Sars (Sindrome Respiratoria Acuta grave) e la Mers (Sindrome Respiratoria Mediorientale).

Le vittime della Sars furono 774 nel 2003 mentre i decessi registrati ad aggi per l’attuale coronavirus, identificato con il nome di 2019-nCoV da un medico cinese il 9 gennaio 2020, che a sua volta ha contratto la polmonite, sono 565.

Il 2019-nCoV è un virus sconosciuto, per cui attualmente non esiste un vaccino ed è per questo motivo che, dopo la proclamazione dell’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale da parte dell’OMS, gli scienziati di tutto il mondo si sono messi a lavoro per trovare prima possibile un farmaco efficace. Oltre alle 565 vittime del coronavirus alla data del 6 febbraio, si registrano più di 28 mila contagiati in particolare nel distretto della provincia cinese.

La situazione è in costante e rapida evoluzione e si può seguire su una mappa interattiva (https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6), ideata da 2 ricercatori del Johns Hopkins Center for Systems Science and Engineering.

I ricercatori la aggiornano almeno 2 volte ogni giorno e si possono osservare i casi di contagio, i decessi, ma anche coloro che sono stati dimessi in quanto dichiarati guariti. Questo numero si aggira intorno alle 1200 unità, mentre i ricoverati sono ancora circa 650.

I sintomi del coronavirus 2019-nCoV

I sintomi del coronavirus 2019-nCoV sono del tutto simili a quelli dell’influenza stagionale, ma con l’aggravamento della sindrome respiratoria a causa dello sviluppo della polmonite e in taluni casi anche dell’insufficienza renale.

Il periodo d’incubazione, in base alle attuali conoscenze seppur limitate, va da 2 a 14 giorni a seguito dell’esposizione al virus. Tra i sintomi c’è mal di gola, tosse secca, mal di testa, dolori muscolari, raffreddore e leggero stordimento. Nei casi di distress respiratorio il decorso della malattia è veloce e può portare i pazienti al decesso. È opportuno puntualizzare che, in base alle statistiche pubblicate, il coronavirus ha un esisto infausto soprattutto nei soggetti anziani già debilitati e interessati da patologie pregresse.

Come viene diagnosticato il coronavirus

La diagnosi del coronavirus avviene con un test messo a punto a seguito della mappatura del genoma. Il virus è stato ricreato e sequenziato nei laboratori cinesi che hanno subito condiviso la scoperta con i colleghi di tutto il mondo. Anche gli scienziati australiani hanno seguito lo stesso percorso dando il loro contributo alla comunità medica mondiale.

Il 4 febbraio 2020 anche l’Italia ha fatto un fondamentale passo avanti per contrastare il coronavirus, grazie a 3 ricercatrici dell’Istituto di Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma.

Le 3 virologhe Francesca Colavita, Maria Rosaria Capobianchi e Concetta Castilletti, hanno isolato il coronavirus che è ormai diffuso in più di 23 Paesi del mondo. Questo sarà utile per la strada della ricerca di un vaccino e per mettere a punto delle terapie utili a contrastare il 2019-nCoV.

Come avviene il contagio del coronavirus 2019-nCoV

La trasmissione del coronavirus 2019-nCoV è del tutto simile a quella della classica influenza stagionale o del raffreddore. Il contagio può avvenire attraverso le goccioline emesse con i colpi di tosse, con gli starnuti o il contatto diretto prolungato nonché con l’uso comune di utensili, come bicchieri e posate. Non è stato ancora accertato con sicurezza che la trasmissione avvenga anche da persone infette asintomatiche o nel periodo d’incubazione.

Lo studio che coinvolge il lavoro degli scienziati si concentra anche sulla carica virologica di diffusione. C’è comunque la conferma che si trasmetta da uomo a uomo e che un soggetto già contagiato possa passarlo a 2,5 persone con cui entra in contatto. Per comprendere meglio la carica del virus si consideri che la tradizionale influenza stagionale è di 1,3 persone contagiate da un soggetto già malato.

Come fare prevenzione del coronavirus

A fronte della mancanza di un vaccino e di terapie mirate per contrastare il virus, sia il Ministero della Salute che l’OMS raccomandano di lavare frequentemente le mani e di evitare luoghi affollati. La distanza di sicurezza grazie alla quale si può potenzialmente evitare di entrare a contatto con le suddette goccioline è di almeno un metro. Da considerare che anche gli occhi andrebbero protetti, oltre a naso e bocca.

Le mascherine possono essere un deterrente contro il virus, in particolare per chi lo ha già contratto. È importante che la mascherina aderisca bene al viso. Alcuni esperti hanno affermato che la mascherina non serve per evitare il contagio, ma in Cina, dove si trova il focolaio più importante, è ormai un oggetto indispensabile e le richieste aumentano in modo esponenziale.

Proteggersi dal coronavirus significa anche starnutire o tossire coprendo naso e/o la bocca oppure interporre il gomito flesso. I fazzoletti vanno gettati chiusi in una busta o in cestino con coperchio ermetico e subito dopo è necessario lavare le mani con soluzione alcolica o con sapone, per almeno 20 secondi. Il virus non si trasmette tramite vestiti od oggetti, escluso l’uso di stoviglie comuni, o animali domestici. Il Ministero della Salute italiano ha attivato un sito e un numero di telefono dedicato all’emergenza sanitaria nazionale, che è stata prolungata per un periodo di 6 mesi, e che è il 1500.

Le origini del coronavirus 2019-nCoV

Non è ancora noto da dove possa essersi originato con esattezza il coronavirus, che ha provocato un allarme internazionale per la paura di una potenziale pandemia.

Inizialmente si faceva riferimento a un gruppo di persone che avevano contratto il virus in un mercato di animali vivi a Wuhan. In seguito è stata avanzata l’ipotesi che questo virus sia simile a quelli che si riscontrano in serpenti e pipistrelli. Tuttavia non c’è alcuna certezza sulle sue origini, ma è noto che il virus abbia avuto un passaggio da un animale all’uomo.

Le misure di prevenzione dei vari Paesi che hanno bloccato il traffico aereo e navale dalla Cina, e tra i primi c’è l’Italia, è dovuto proprio alla relativa velocità con cui si trasmette il virus. Nel nostro Paese i casi conclamati di coronavirus riguardano 2 cittadini cinesi, una coppia di sessantenni, attualmente ricoverati in terapia intensiva presso lo stesso Spallanzani di Roma.